Sant'Ambrogio

Assittàrisi ‘nta ‘na ghiuttena

il respiro del borgo

Cosa rappresenta questa seduta in muratura per chi quotidianamente la vive, ambrosiani e non solo, è difficile da immaginare se ci si ferma alle apparenze, in particolare a quelle della semplicità della forma architettonica e della sua etimologia. Ghiuttena, sicilianissima variazione linguistica di jittena, dal latino jactare, gettare, (gh)ittari direbbe comunemente un abitante di Sant’Ambrogio. Gettare la colata di malta, fango e pietra per tirare su il muretto addossato alla facciata delle case del borgo, tradizionalmente usato come seduta di rimedio per riposarsi dalle fatiche della quotidianità, godersi la frescura delle serate estive ed assaporare al meglio la meraviglia delle piccole cose.

L’abilità del popolo siciliano è sempre stata quella di legare storicamente alla vita di tutti i giorni gli elementi culturali appartenenti alle diverse civiltà del passato insediatesi sull’isola, dalla lingua all’architettura, dal culto religioso all’arte. Questa capacità può essere benissimo sintetizzata dalla ghiuttena, e dai suoi legami indissolubili con elementi architettonici simili delle popolazioni antiche.

A partire dalla Magna Grecia, quando, sulla banchina fuori dall’ingresso, si accoglieva il viandante ricercando il senso profondo dell’ospitalità. La stessa cosa nel mondo arabo, dove la dakkah indicava originariamente una piattaforma o banchina rialzata, costruita in pietra o mattoni, solitamente addossata a un muro esterno o situata nel cortile delle case.

Nelle calde estati arabo siciliane, proprio come oggi, la vita si spostava interamente nel cortile. La banchina in muratura costituiva l’elemento d’arredo fisso indispensabile per godersi il fresco della sera (diremmo u friscu), riparati dal sole rovente.

Questo dimostra come l’idea di costruire un sedile di pietra fuori dalla porta sia un elemento universale del Mediterraneo, che unisce la Sicilia rurale al Medio Oriente. La ghiuttena posta davanti alla casa, funge ancora oggi da piccolissima “agorà” rionale, costituendo, come nell’antica Grecia o nel mondo arabo, il punto di contatto tra la famiglia e la comunità, rappresentando la continuazione di un’abitudine millenaria: trasformare la pietra della propria dimora in un luogo di incontro comunitario.

La ghiuttena che affianca l'entrata alla sacrestia della chiesa di Guarneri

Oggi, esiste un fortissimo legame d’identità tra questa parola e la Sicilia rurale. Ad esempio, il paese di Alia, in provincia di Palermo, è storicamente soprannominato la “Terra della ghiuttena” proprio per la massiccia presenza di questi caratteristici muretti-sedili lungo le sue strade e cortili. Anche Sant’Ambrogio ne è piena, nei cortili, nei vicoletti nascosti, ai lati delle scalinate, addossate alle case o direttamente affacciate alle stradine del borgo. La sensazione che un accaldato ambrosiano o visitatore prova nell’accomodarsi su una riposante ghiuttena, al riparo dalle fatiche e dalla calura estiva, è quella di ritrovare attimi di pace, di quiete, di ristoro fisico e mentale.

E più la stanchezza, il malumore e la malinconia sono intensi, più ci si jetta sul muretto, per recuperare le energie e l’equilibrio giornaliero, gustandosi un fico d’india o appisolandosi dolcemente.

Non abbiamo utilizzato il termine jittari o ghittari impropriamente, anzi, l’occasione ci è parsa ghiotta per creare, con una licenza poetico-linguistica, un legame profondo tra il significato etimologico originario, quello di gettare la colata di malta per poi alzare il muretto, con l’idea di lasciarsi abbandonare e coccolare gettandosi sulla comoda e riparata ghiuttena.

E la bellezza di questa piccola magia va anche oltre, perché, come dicevamo, la ghiuttena non è solo riparo o conforto, ma fin dall’antichità, per le comunità siciliane, ha ricoperto una funzione strategica, dal punto di vista architettonico, per il rafforzamento della socialità e del senso di comunità. Attorno ad essa, e su di essa, si svolge la vita del borgo, sedendovisi cullati dalla brezza marina, magari osservando una famiglia di visitatori, con bimbi al seguito, che si ferma ad ammirare gli angoli caratteristici senza tempo del paesino.

E poi, avviene una piccola magia: gli abitanti interagiscono con i turisti, spesso anche con scambi comunicativi spontanei e giocosi fatti di gesti, sorrisi, abbracci, canzoni di una volta…ma la stessa autenticità la si può riscontrare nei dialoghi mattutini tra le signore del borgo intente a sorseggiare un buon caffè, gioendo della presenza festosa dei bambini, che rispondono amabilmente alle domande poste dalle stesse.

Piccoli momenti di vita del borgo, che riflettono un modo genuino di vivere, di pensare, di sognare … con malinconia, dolcezza, spensieratezza, fantasia. È questa la vita che si svolge attorno alla ghiuttena, o seduti su di essa.

di Antonio Zaffiro (giugno 2026)