Storie di vita

Giovanni Pirrone

Un paese ci vuole.

In un dilagare inquietante di globalizzazione, noi, inguaribili Ambrosiani, in qualsiasi angolo del mondo ci troviamo, ripensiamo sempre al nostro paese. Come Pavese riconosciamo che “un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo che anche quando non ci sei resta ad aspettarti“ ( da La luna e i falò ). Ne siamo così nostalgicamente convinti che quando la campana suona per dare l’ultimo saluto ad uno di noi tra gli alberi del Cozzo Mauro e i riflessi del mare, immaginiamo che anche nell’al di là ci sia un piccolo paese dove gli Ambrosiani si ritrovano. Negli ultimi giorni di dicembre li ha raggiunti Giovanni Pirrone, il componente più anziano del trio Scelfo _ Pirrone. Le sue note hanno accompagnato ogni lieta occasione della vita ambrosiana, nata spontaneamente in una sera d’estate o da tempo programmata. Il repertorio era sempre lo stesso, “comu l’unna du mari“ si è ripetuto per anni distendendosi su un ritmo che apparteneva ormai solo a lui e alla sua fisarmonica, fedele compagna delle sue solitudini. Anche le melodie più note, affidate ai suoi tasti, si trasformavano negli accordi, a volte non perfetti sul pentagramma, ma in perfetta sintonia con le corde del suo cuore.

Tutti lo chiamavamo Tirì, un suono che somiglia più ad un accordo che ad un nome. Ci piace pensare che da quel freddo giorno di dicembre Tirì è in quel piccolo paese dell’al di là con la sua fisarmonica pronto per ogni occasione. In quell’altro nostro paese assieme alla gente, alle piante, alla terra c’è anche Tirì ad aspettarci, con i suoi occhi chiari, il sorriso sulle labbra e la fisarmonica accordata sulle note di Benvenuti a ……………… .

Rosamaria Genovese (L’Obiettivo Anno XXIV n.3, 25 febbraio 2005)