Incontro del 18 giugno 2026
L’obiettivo è ambizioso “cerchiamo insieme i fili invisibili che ci tengono uniti”. L’appuntamento è alle 17.30 nei locali dell’ ex scuola di Sant’Ambrogio, oggi sede anche della Pro loco.
I primi ad arrivare si siedono su un muretto all’ombra e spiano, quasi furtivamente, il cancello. Un po’ alla volta arrivano altre persone, chi con una busta della spesa piena di … ricordi, chi con la voglia di ascoltare i ricordi degli altri, chi con un pizzico di curiosità e chi con vassoi e thermos pronti per il momento conviviale.
Il racconto inizia con le preziose notizie sulle origini del borgo fornite da chi ha dedicato tante energie a ricostruire la storia delle famiglie Ambrosiani. Un cognome è autorevolmente prevalente, Piraino, con o senza “i lunga” per un vezzo spagnoleggiante di un impiegato comunale.
Si passa alle storie di emigrazione ed ai sogni ad essa legati. A partire dal 1880, vista la grande richiesta di operai per la costruzione delle ferrovie americane, molti Ambrosiani emigrarono in America. James Baldwin scrisse in un suo romanzo che le traverse delle ferrovie americane erano composte da un negro ed un irlandese, ci viene da pensare che, forse, c’era anche un ambrosiano. Molti sono andati e ritornati diverse volte per raccogliere i soldi necessari per comprare, ad ogni ritorno, un lotto di terra, prima di proprietà della Chiesa e poi messo in vendita dal neonato Stato Italiano nel 1866. La storia di questi viaggi ha avuto la forza di trasformarsi in un racconto. Alziamo gli occhi e la scritta Spazio Ricreativo Anziani ci dà una chiave di lettura delle storie che ci stiamo scambiando. Ricreare la comunità, ricercare i fili invisibili.
Mentre molti giovani sognavano l’America, altri erano costretti a lavorare duramente nei campi. Una foto ci commuove tutti, raffigura una squadra di giovani operai in un podere [vedi]. Un trafiletto contiene un messaggio. La foto era stata inviata al padre di un operaio, non in buona salute, per comunicargli il valore e la correttezza del figlio nel lavoro. Il mittente era il “padrone” del podere, un nome che ancora oggi suscita rispetto ed ammirazione, Prospero Giardina. L’accostamento ad una citazione da Mastro Don Gesualdo sottolinea, quasi, violentemente, la differenza tra i due “padroni”. E siccome ogni storia ha il potere di illuminare le altre, leggiamo le pagine di “un uomo che voleva sapere di più” che ad appena sette anni si ritrova con una zappa in mano, e viene venduto, assieme al fratello, come schiavo per eguagliare il giorno di lavoro di un adulto.
L’atmosfera si fa più leggera con i “fratelli di latte” e gli espedienti per imbucarsi nelle case agiate.
Poi è il momento del caffè e di delicatissimi anelli di pasta fritta passati nello zucchero.
Il pomeriggio sembra essere volato via, ci rimangono la consapevolezza che la vita ha la forza di trasformarsi in un racconto e la voglia di incontrarci per un altro caffè … dei ricordi.
Pro loco Sant’Ambrogio







