Il mare, gigante amico di sempre, di tante passeggiate silenziose, per chi è abituato a viverlo, a comprenderne gli umori.
Osservandolo dagli scorci offerti dalle discesine, o dal belvedere che domina il borgo, ti accarezza con la sua immensità.
E non puoi che fermarti, ad ammirarlo ed ascoltarlo, dall’alto della collina, mentre spaventosamente infuria, nelle giornate di burrasca, o quando dalle terrazzine puoi riuscire a vederne persino il fondale.
E che dire, di quando, il bagliore del sole e il chiarore della luna, si riflettono sulle sue maestose acque, generando una scia di luce che brilla fino all’orizzonte, dove s’incontrano Alicudi e Filicudi.
Iddu ‘un si movi, rimane lì a cullare la malinconia degli sguardi col suono notturno della risacca, con i gabbiani appollaiati sul grande scoglio mentre, più a largo, si accendono le lampare delle barche, costellazioni inaspettate che sembrano darti la buonanotte.
Questo è il mare di Sant’Ambrogio, di chi lo tiene sempre con sé.
di Antonio Zaffiro (luglio 2026)


