Storie di vita

Giuseppina Pirajno

Il primo giugno avrebbe compiuto 90 anni Giuseppina Pirajno nata Liberto. Lontana da ogni clamore femminista, ha sempre firmato così registri, pagelle e diplomi della scuola elementare di S. Ambrogio, conservando il suo cognome. Nel quotidiano di tutti gli Ambrosiani era, invece, a maistra. Abbiamo quasi provato un senso di estranietà a sentire il suo nome pronunciato per intero durante il funerale, per tutti era “‘A Maistra”. Accanto nella vita come nella professione, le era ‘U Professuri , suo marito. Negli anni in cui “questo grappolo di case messe insieme alla rinfusa” contava qualche migliaio di abitanti, la scuola elementare era affidata a questo modulo familiare. ‘A Maistra e ‘U Professori hanno garantito l’istruzione e l’allargamento dei propri orizzonti a generazioni di studenti ambrosiani, come ricorda Emilio Piraino nel suo libro di memorie. ‘A Maistra viveva immersa in questa comunità. Il vissuto di ogni suo alunno le era familiare, le dava l’opportunità di entrare facilmente in contatto con quei ragazzetti a volte monelli, ma sempre rispettosi dell’istituzione che lei rappresentava. Il rigore necessario al suo ruolo si accompagnava sempre al suo sorriso e agli occhi vispi. E’ stata giudice severa ed imparziale delle abilità di ogni suo alunno, a ognuno ha saputo insegnare ad avere coscienza di sé e rispetto per gli altri. Di lei restano una vecchia lavagna in ardesia, muta testimone di tante sue lezioni e il segno forte che ha saputo imprimere nel cuore dei suoi alunni. Molti di loro erano al suo funerale, celebrato il giorno di Pasqua, nel giorno più bello per entrare nella vita eterna. Non era stato il triste rintocco di una campana a richiamarli. Nel giorno della Resurrezione non si possono suonare le campane a morto. Eppure erano in tanti, assieme a tutta la comunità ambrosiana, a dare l’ultimo affettuoso e rispettoso saluto ‘A Maistra. Potrà adesso raggiungere ‘U Professori, portandosi dietro un pezzo di storia ambrosiana, ma, soprattutto, la consapevolezza di aver rappresentato per ogni ragazzo della borgata la cultura, il rigore e la preparazione alla vita, con orgoglio e tenerezza di madre.

Rosamaria Genovese (12 aprile 1998 – Il Corriere delle Madonie)