Andavamo sempre in carrozza. Appena il cavallo iniziava la strada sulla costa, uno splendido panorama si dispiegava davanti a noi, gli ulivi alla nostra destra e il luccichio del mare a sinistra.
Giunti a I Ristinchi continuavamo a piedi. Poi fu costruita una strada per le macchine. Finiva all’ inizio del paese.
Attraverso una strada stretta si arrivava al Chianu a chiesa.
La prima cosa che si notava era l’ assenza di qualsiasi pianificazione viaria, era come se le strade fossero nate in un secondo momento.
Dalla piazza si snodavano due strade in direzione opposta, la terza, a gradini, le congiungeva.
Scendendo i gradini di questa strada si arrivava a Fontana, il cuore della borgata. Qui erano situate le vasche in cemento dove le donne andavano a lavare la biancheria e scambiare pettegolezzi. C’era anche il negozio del barbiere aperto solo la domenica. A volte la musica di un mandolino o di una chitarra allietava le serate.

La stanza più grande della nostra casa aveva un balcone con una magnifica vista sul mare e su “i iardina” degli Ambrosiani dove ogni famiglia coltivava verdura e frutta. Si vedevano anche i resti di una torre che un tempo faceva parte di un sistema difensivo costruito lungo la costa. Era rimasta solo la parte inferiore e tutti la chiamavano “a Turri”. Veniva usata dalle donne per stendervi la biancheria e l’estratto di pomodoro fino a quando i raggi del sole ne riducevano la consistenza.
dal testo When we dreamed of America di E. Piraino
a cura di Rosamaria Genovese
Si ringraziano sentitamente Giovanni Sottile e Massimo Varzi per la gentile concessione del materiale fotografico presente nell’articolo.











