Altri tempi

Sant’Ambrogio

Sant’Ambrogio è una frazione del Comune di Cefalù, da cui dista circa 5 km. È una ridente borgata di circa 400 abitanti.

È appollaiata, a sud, di un piccolo promontorio: a est ed ovest è circondata da ridenti colline coltivate a vigneti e uliveti, ma a nord ha la distesa azzurra del Mar Tirreno.

Fino a circa 60 anni addietro si accedeva per mezzo di un viottolo campestre tracciato tra gli ulivi; oggi invece, un braccio di strada collega la borgata alla nazionale 113 che da Palermo, serpeggiando ai piedi del piccolo promontorio, va a Messina.

Il nome della borgata sembra sia stato dato per la presenza di un’antica edicola dedicata al grande dottore della Chiesa, Sant’Ambrogio di Milano. L’origine della borgata è da ascriversi intorno al 1783, epoca del terribile terremoto che devastò gran parte della Sicilia, al quale terremoto seguì immediatamente una terribile peste.

Ad abitare il villaggio, che si enucleava attorno a poche case di stile rurale, furono famiglie di contadini di Cefalù, a servizio di pochi grandi proprietari terrieri. Intorno al 1820 la famiglia Martino di Cefalù, che aveva delle proprietà in quella zona, assegnò come patrimonio sacro al Suddiacono Giovanni Martino che, poi, Diacono del Capitolo Cattedrale, un pezzo di terreno. Fu proprio il Decano Giovanni Martino che nel 1838 donò il terreno necessario per fabbricare una Cappella al posto in cui era eretta l’edicola dedicata a Sant’Ambrogio, e la intitolò allo stesso santo. È noto che, prima dell’erezione di tale cappella, i borghigiani compivano i propri doveri religiosi andando a Casalinatte, un feudo a 4 km. dalla borgata, verso Castelbuono. Nel 1875 per la carità e lo zelo di mons. Ruggero Blundo Cassinese, vescovo di Cefalù, si restaurò e si ampliò la cappella, cercando di renderla sufficiente ai bisogni della povera gente. Infatti, il locale fu allungato fino al gradino che c’è in direzione dell’attuale altare della Immacolata. Tale realizzazione è ricordata in una lapide del 26 luglio 1875.

Il 12 Giugno del 1897 Sant’Ambrogio veniva arricchita con l’istituzione di una Congregazione: quella dei Figli di Maria. L’anno 1904, essendo curato il sac. Antonio Prisinzano da Castelbuono che in Sant’Ambrogio dimorò per ben 29 anni, si realizzavano e l’Ufficio Postale e la «bretella» stradale che unisce la borgata con la S.S. 113. In quegli anni veniva ampliata la chiesa, con l’impegno ed il lavoro materiale di tutti gli Ambrosiani (una lapide ne ricorda il fatto). La chiesa veniva arricchita con le statue del Salvatore, della Vergine «Salus Infirmorum» (che è la patrona della borgata e di cui si celebra solennemente la festa nella terza domenica di luglio con la presenza di tutte le Autorità). Essendo vescovo mons. Giovanni Pulvirenti, l’11 febbraio 1931 la chiesa veniva elevata a Parrocchia e l’anno successivo si insediava, nella qualità di Parroco, Don Vincenzo Minà di Castelbuono, che visse nella borgata ben 36 anni. Nel 1967 per breve tempo fu Parroco mons. Antonino Provenza e sotto la sua cura la famiglia Sarullo, che era emigrata negli Stati Uniti, volle donare un altare di marmo alla chiesa di Sant’Ambrogio il Crocifisso che campeggia sopra l’altare è opera dello scultore Perathoner di Ortisei, contattato dallo stesso sac. Antonio Provenza ed è dono dei Fratelli Di Vita.

«Sant’Ambrogio è una borgata meravigliosa, un promontorio che domina un golfo stupendo. Può essere considerato un dolce albergo-casa tra i più suggestivi del mondo». (La nota è tratta da alcuni appunti del defunto Sac. Antonio Provenza che ringrazio vivamente e di vero cuore).

Domenico Portera (su Qui Sicilia 2004 – Editore Salvatore Marsala)